Handbook_Volume III

163 2.3.2 La gestione del donatore familiare e non familiare Ursula La Rocca1,2, Roberto Ricci2, Simonetta Pupella1* 1Centro Nazionale Sangue, Istituto Superiore di Sanità, Roma, Italia 2Sezione di Ematologia, Dipartimento di Medicina Traslazionale e di Precisione, Sapienza, Università di Roma, Italia Email address: ursula.larocca@iss.it (Ursula La Rocca), r.ricci@bce.uniroma1.it (Roberto Ricci), *simonetta.pupella@ iss.it (Simonetta Pupella) *Corresponding author Abstract: L’identificazione di un donatore HLA compatibile, familiare, o mediante i registri di donatori volontari di midollo osseo, rappresenta un elemento essenziale, alla base del trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche (CSE). Obiettivi nel processo di selezione del donatore sono rappresentati dal garantire la massima tutela della salute del donatore e la continuità di cura del ricevente. I criteri di idoneità alla donazione di CSE midollari e periferiche sono stabiliti sulla base degli stessi criteri di selezione applicabili ai donatori di sangue e di emocomponenti, tenendo in considerazione la normativa trasfusionale, quella di cellule e tessuti, le indicazioni degli standard dell’IBMDR e le linee guida promulgate dalle società scientifiche coinvolte. La valutazione dell’idoneità del donatore è un processo complesso, che richiede esperienza da parte di tutti i componenti del team. In tale contesto, la figura infermieristica, nel corso degli anni, ha acquisito crescenti competenze scientifiche e tecnico-assistenziali, supportate da una formazione continua, sempre più articolata e completa, conseguendo, così, una piena autonomia anche in molti degli aspetti che riguardano la gestione del donatore, in relazione alle diverse modalità di donazione, mediante prelievo di cellule staminali periferiche o midollari. E’, dunque, necessaria una sempre maggiore condivisione delle responsabilità di processo, anche in funzione della formazione professionale ed accademica, nella visione di una corretta attribuzione e suddivisione delle competenze. Keywords: Trapianto allogenico di cellule staminali, gestione del donatore, formazione professionale infermieristica 1. Introduzione Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (CSE) rappresenta una strategia potenzialmente curativa per patologie ematologiche e non-ematologiche [1]. Alla base del trapianto allogenico di CSE, vi è l’identificazione di un donatore HLA compatibile, familiare o non familiare, individuato nei Registri nazionali ed internazionali di Donatori volontari di midollo osseo [2]. Nel processo della selezione e della gestione del donatore di CSE, obiettivi essenziali sono rappresentati dal garantire la massima tutela della salute del donatore e la continuità di cura del ricevente, sulla base di una attenta valutazione del rapporto rischio/beneficio rispetto a condizioni cliniche del donatore che possano esporre il ricevente ad eventuali patologie trapianto-trasmesse [3]. 1.1 Selezione del donatore e valutazione del rischio La valutazione dell’eleggibilità del donatore di CSE, sia che si tratti di donatore familiare che da registro, si basa su un’attenta e capillare disanima volta ad individuare condizioni o patologie che possano comportare un rischio a carico del donatore, del ricevente o di en2. Qualità ed elementi regolatori

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